Piani di Rientro Una soluzione sostenibile, se socialmente calibrata

Torniamo sui temi dell’etica nello svolgimento delle attività di gestione e recupero del credito ragionando sulla sostenibilità di un piano di rientro del debito. Proviamo ad analizzare lo scenario e gli attori: Il creditore, il debitore e, in fine, il negoziatore (la società di gestione del credito).

Bene, il denominatore comune è trovare una soluzione sostenibile. Ovviamente la sostenibilità deve essere trasversale a tutti gli attori, questo per oggettivi motivi, diversi fra i tre.

Il creditore deve, passatemi il termine, far tornare i conti.

Il debitore, a seconda della sua situazione economico/familiare, deve poter sostenere una rateizzazione compatibile alle proprie entrate e quindi potersi «rialzare» e vivere oltre che partecipare alla vita sociale in forma di consumatore attivo.

Il negoziatore deve svolgere un lavoro scrupoloso ed equo, atto a garantire entrambe le parti in gioco, senza agevolare alcuno ma bilanciando lo sforzo di tutti con lucidità e argomentazioni credibili.
Detto ciò, la vera difficoltà sta spesso nella diffidenza e l’azione del negoziatore, è una gincana di intercessioni tra paletti di policy aziendali e stati di indigenza più o meno reali. Conquistare la fiducia degli interlocutori garantendo gli interessi di tutti è possibile solo laddove si operi con grande professionalità e spirito sociale, ponendosi su piani equi dove la gentilezza e il rispetto della dignità umana possono andare a braccetto col rispetto delle regole, degli impegni e delle obbligazioni assunte.

Concludendo, il compenso del negoziatore sarà anch’esso riconosciuto equo e decisamente sostenibile a fronte, appunto, della piena soddisfazione dei bisogni delle parti.

RESPECT and COLLECT “Utopia o Strategia”

Si può svolgere un’attività di credit collection efficace e nel contempo gentile e rispettosa delle persone?

La risposta è una e una soltanto: ASSOLUTAMENTE Sì!

Quando con i miei soci abbiamo deciso di intraprendere l’avventura di GOODMAN MARSHALL (società specializzata nella credit collection o, più volgarmente, nel recupero del credito) volevamo con forza distinguerci da tutti i nostri competitors e mutuare le logiche di customer care con cui, in altri mercati, siamo cresciuti professionalmente.

Il dilemma è stato subito chiaro: Profitto a tutti i costi oppure puntare con forza ad un approccio nuovo, empatico e rispettoso ma estremamente costoso?

Anche in questo caso la risposta poteva essere solo una: RISPETTO, costi quel che costi!

Bene, è proprio sulle fondamenta del RISPETTO abbiamo costruito la nostra azienda.

Rispetto verso i debitori, che tradotto significa ascoltare empaticamente le persone, le loro storie, le loro motivazioni e loro sfoghi dedicandogli tutto il TEMPO che occorre per dar loro l’opportunità di risolvere un problema in modo chiaro e completamente sostenibile, che spesso si conclude con un «Grazie per avermi aiutato».

Rispetto verso le committenti/clienti, significa garantire una performance di incasso sempre ai massimi livelli possibili e senza infierire sul debitore ma anzi, con gentilezza e grande professionalità da parte dei nostri collector. Il tutto a un prezzo spesso sotto la media di mercato.

Rispetto verso i collaboratori a cui garantiamo contratti di lavoro a tempo indeterminato, puntualità nel pagamento degli stipendi, iniziative ludiche a supporto del «buon clima aziendale» e incentivi sul risultato complessivo dell’azienda.

Rispetto della legalità, delle regole e dell’etica sono, per noi, un imperativo senza se e senza ma. Siamo compliance a tutte le normative vigenti, certificati 9001/ 2015 nonché puntuali e irreprensibili contribuenti (per qualcuno, addirittura ingenui).

E quando qualche nostro concorrente si chiede: «ma come fanno a starci dentro?»

Rispondiamo: Per noi, il fare bene impresa, NON HA PREZZO e vedere che la strategia consente di raggiungere risultati di incasso inaspettati, ci ripaga per tutti gli investimenti fatti.

Dulcis in fundo: I nostri bilanci, in attivo sin dal primo esercizio, parlano per noi.

Evoluzione dei mercati al dettaglio

Il percorso per la fine della tutela di prezzo nei settori elettrico e gas
(1° luglio 2019)

La legge 4 agosto 2017, n. 124, “Legge annuale per il mercato e la concorrenza” stabilisce, dal 1° luglio 2019, la fine della tutela di prezzo fornita dall’Autorità per i settori dell’energia elettrica (per i clienti domestici e le piccole imprese connesse in bassa tensione) e del gas naturale (per i clienti domestici) , individuando a tal fine un percorso a beneficio dei clienti finali di piccole dimensioni.
Da tale data l’Autorità cesserà di definire e aggiornare ogni 3 mesi le condizioni economiche (i prezzi) per la fornitura di energia elettrica e di gas naturale dei servizi di tutela per i clienti di piccole dimensioni.

Si ricorda che, già oggi, le famiglie e le piccole imprese  hanno la facoltà di passare al “mercato libero”, dove è il cliente a decidere quale venditore e quale tipo di contratto scegliere, selezionando l’offerta ritenuta più adatta alle proprie esigenze.

A decorrere dal 1° gennaio 2018, i clienti finali interessati dalla modifica normativa riceveranno, secondo le modalità definite dall’Autorità, un’adeguata informativa da parte del proprio venditore in relazione al superamento delle tutele di prezzo.
Inoltre, l’Autorità garantirà la pubblicizzazione e la diffusione delle informazioni in merito alla piena apertura del mercato e alle modalità di svolgimento dei servizi.
Per ulteriori informazioni è attivo lo Sportello del consumatore (numero verde 800166654).

Con lo scopo di accompagnare questo passaggio e migliorare la comprensione e la partecipazione dei clienti finali al mercato libero, sono stati introdotti alcuni importanti obblighi per i venditori di energia elettrica e gas, per il Ministero dello sviluppo economico e per l’Autorità, tra cui :

  • la predisposizione di offerte “standard” per i clienti finali (offerte PLACET);
  • l’istituzione dell’Elenco dei venditori di energia elettrica;
  • l’attivazione di un Portale web per la raccolta e la pubblicazione delle offerte presenti sul mercato;
  • la promozione di offerte commerciali a favore dei gruppi d’acquisto;
  • il monitoraggio dei mercati al dettaglio.

Tali previsioni si inseriscono in un percorso già intrapreso dall’Autorità, per migliorare la consapevolezza dei clienti di piccole dimensioni e la trasparenza delle condizioni contrattuali, quali  l’istituzione, per il settore dell’energia elettrica, della Tutela SIMILE, ossia un’offerta ‘simile‘ a una fornitura del mercato libero,  con cui  l’Autorità intende offrire ai clienti di minori dimensioni, attualmente in regime di maggiore tutela, l’opportunità di ‘sperimentare’ una forma di offerta più vicina a quelle del mercato, in condizioni di trasparenza e semplicità, facilmente comparabili tra loro e rispetto al servizio di maggior tutela, e in un contesto di fornitura sorvegliata dall’Autorità stessa.

Successivamente al’1° luglio 2019, per i clienti di piccola dimensione che non avranno un venditore nel mercato libero la continuità della fornitura sarà comunque garantita attraverso dei servizi “di ultima istanza” (denominato dalla legge n. 124/2017, per il settore elettrico, “servizio di salvaguardia”), per i quali non sarà prevista la tutela di prezzo oggi garantita dai servizi di tutela, affinché il cliente non subisca alcuna interruzione della fornitura di elettricità o gas durante il periodo necessario a trovare un venditore sul mercato libero.

Elenco dei venditori di energia elettrica

Tutti i venditori di energia elettrica,  per lo svolgimento della propria attività, dovranno necessariamente essere iscritti all’Elenco dei venditori di energia elettrica, che sarà istituito con decreto dal Ministero dello sviluppo economico e pubblicato e aggiornato mensilmente sul sito internet dello stesso Ministero.

In merito, l’Autorità ha già avviato un procedimento  per la definizione dei criteri, delle modalità e dei requisiti tecnici, finanziari e di onorabilità richiesti a ogni venditore di energia elettrica. In esito a specifica consultazione l’Autorità ha quindi inviato al Ministro dello sviluppo economico la proposta per la predisposizione del decreto di istituzione dell’Elenco dei venditori di energia elettrica.

L’Elenco sarà pubblicato sul sito web del Ministero dello sviluppo economico

Riferimenti:

  • Delibera 762/2017/I/eel
    Proposta al Ministro dello Sviluppo Economico in merito all’Elenco dei soggetti abilitati alla vendita di energia elettrica ai clienti finali
  • Consultazione 663/2017/R/eel
    Elenco dei soggetti abilitati alla vendita di energia elettrica ai clienti finali: modalità e condizioni di accesso
  • Delibera 610/2017/R/com
    Avvio di tre procedimenti per l’attuazione dei primi interventi previsti dalla legge 4 agosto 2017, n. 124 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza) relativi all’ulteriore sviluppo del mercato retail e alla cessazione della tutela di prezzo per i clienti domestici e le piccole imprese nei settori dell’energia elettrica e del gas naturale

Portale web di confronto delle offerte di vendita

L’Autorità ha avviato un procedimento per la realizzazione, da parte del gestore del Sistema Informativo Integrato (SII) , del nuovo Portale web per la raccolta e la pubblicazione in modalità open data di tutte le offerte presenti sul mercato di vendita al dettaglio elettrico e gas. Il Portale intende facilitare alle famiglie e alle piccole imprese il confronto e la scelta dell’offerta di energia elettrica o di  gas più adeguata alle proprie esigenze.

Come previsto dalla legge n. 124/2017 l’Autorità ha costituito il Comitato Tecnico Consultivo composto da un rappresentate dell’Autorità, uno del Ministero dello sviluppo economico, uno dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, uno delle associazioni dei consumatori non domestici, uno del CNCU ed uno degli operatori di mercato.  Inoltre, è prevista la presenza di un rappresentante dell’Acquirente Unico, in qualità di uditore.

Riferimenti

  • Delibera 51/2018/R/com
    Istituzione del Portale per la pubblicazione delle offerte rivolte ai clienti finali domestici e alle piccole imprese nei mercati al dettaglio dell’energia elettrica e del gas naturale, di cui alla legge 124/2017
  • Consultazione 763/2017/R/com
    Portale per la pubblicazione delle offerte rivolte ai clienti finali domestici e alle piccole imprese nei mercati al dettaglio dell’energia elettrica e del gas naturale
    Orientamenti per la formulazione di disposizioni dell’Autorità per la realizzazione e la gestione del Portale (ai sensi dell’art. 1, comma 61 della Legge 124/2017)
  • Delibera 610/2017/R/com
    Avvio di tre procedimenti per l’attuazione dei primi interventi previsti dalla legge 4 agosto 2017, n. 124 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza) relativi all’ulteriore sviluppo del mercato retail e alla cessazione della tutela di prezzo per i clienti domestici e le piccole imprese nei settori dell’energia elettrica e del gas naturale
  • Delibera 51/2018/R/com
    Istituzione del Portale per la pubblicazione delle offerte rivolte ai clienti finali domestici e alle piccole imprese nei mercati al dettaglio dell’energia elettrica e del gas naturale, di cui alla legge 124/2017

Offerte commerciali a favore dei gruppi di acquisto

Per migliorare la trasparenza e la confrontabilità delle offerte, la Legge n. 124/2017 demanda all’Autorità di predisporre delle Linee guida per la promozione delle offerte commerciali di energia elettrica e gas a favore dei Gruppi di acquisto e la realizzazione di piattaforme informatiche che possano facilitare l’aggregazione dei piccoli consumatori. A tal proposito l’Autorità ha già avviato un procedimento per l’adozione di provvedimenti diretti all’attuazione della richiamata legge.

 Monitoraggio dei mercati al dettaglio

La legge n. 124/2017 prevede che entro il 1° marzo 2018 l’Autorità trasmetta al Ministro dello sviluppo economico un rapporto relativo al monitoraggio dei mercati al dettaglio, volto a evidenziare alcuni elementi, fra cui:

  • l’operatività del portale informatico;
  • il completamento del quadro normativo e regolatorio e l’efficacia degli strumenti previsti relativamente, fra l’altro alle tempistiche di switching e di fatturazione e conguaglio;
  • l’operatività del Sistema Informativo Integrato (SII);
  • la tutela delle famiglie in condizioni di disagio economico;
  • l’accrescimento del sistema di vigilanza e di informazione a tutela dei consumatori.

Sulla base dei risultati contenuti nel rapporto di monitoraggio, il Ministro dello sviluppo economico darà conto del raggiungimento degli obiettivi richiesti e, nel caso in cui almeno uno degli obiettivi non sia stato raggiunto per il mercato di vendita al dettaglio del gas naturale ovvero per quello dell’energia elettrica, il Ministero e l’Autorità, provvederanno ciascuno nell’ambito delle rispettive competenze, ad assumere i provvedimenti necessari per il suo raggiungimento.

Inoltre, il Ministero definirà tutte le eventuali ulteriori misure necessarie a garantire la cessazione, dal 1° luglio 2019, della disciplina transitoria dei prezzi e l’ingresso consapevole nel mercato dei clienti finali, secondo meccanismi che assicurino la concorrenza e la pluralità di fornitori e offerte sul mercato libero.

In data 22 dicembre 2017, l’Autorità ha inviato una nota al Ministro dello sviluppo economico ai sensi dell’articolo 1, comma 71, della legge n. 124/2017, sugli obiettivi, raggiunti prima dell’1 gennaio 2018, ritenuti funzionali alla cessazione dei regimi di tutela di prezzo nei mercati di vendita al dettaglio dell’energia elettrica e del gas, fissati dai commi da 66 a 70 del medesimo articolo.

Ultimo aggiornamento 2 marzo 2018 – Arera Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente

Banche, i tribunali lumaca frenano il recupero dei crediti deteriorati

Le nuove disposizioni della Vigilanza Bce, in arrivo oggi, colpiscono l’Italia nel suo nervo più scoperto: la lentezza dei Tribunali. L’istituto di Francoforte dovrebbe prevedere che i crediti in sofferenza garantiti da immobili debbano essere recuperati dalle banche entro sette anni, altrimenti devono essere svalutati a zero nei bilanci. Peccato che in Sicilia il 56% e in Basilicata il 46% delle aste immobiliari duri più di 7 anni. La Banca centrale dovrebbe prevedere che un credito chirografario, cioè senza garanzia, valga zero dopo due anni se non viene recuperato. Peccato che in Puglia, Molise, Basilicata e Campania solo per veder trasformare un decreto ingiuntivo in un’ordinanza del Tribunale servano in media circa 2 anni. E peccato che le procedure fallimentari, dalle quali dipende il recupero dei crediti verso le aziende, superino abbondantemente il decennio in molte Regioni italiane. Tutti numeri, questi, sopra le medie europee.

La lentezza del sistema giudiziario non penalizza l’Italia solo perché scoraggia le imprese estere ad investire nel nostro Paese, ma anche perché rappresenta un costo enorme nei bilanci delle banche. Soprattutto ora che la Bce chiede tempi veloci per recuperare i crediti andati a male: se le stesse procedure nei Tribunali durano, almeno in alcune Regioni, più di quanto la Bce impone come tempo massimo per recuperare un credito in sofferenza, il problema è evidente. I Tribunali ingolfati e i bizantinismi procedurali diventano dunque d’ora in avanti una zavorra ancora più pesante per il Paese. Se si vuole evitare che le banche reagiscano alle nuove disposizioni riducendo l’erogazione di finanziamenti alle imprese e alle famiglie (soprattutto nelle aree con la giustizia più lenta) oppure che siano forzate a svendere i crediti in sofferenza (con implicazioni negative nei loro bilanci), è necessario dunque intervenire. Su almeno due fronti. Uno: la velocità della giustizia. Due: la capacità delle banche stesse di gestire al meglio i crediti deteriorati per ridurre i tempi morti. Partendo – ovvio – dalle trattative stragiudiziali.

Chi va piano…
I numeri sono disarmanti. Secondo i dati raccolti ieri per Il Sole 24 Ore da Sistemia (società attiva nella gestione di Npl) e aggiornati a marzo 2018, recuperare attraverso le vie legali entro due anni un credito chirografario (cioè senza garanzie) finito in sofferenza è un’impresa. Già quando un credito di questo tipo finisce in sofferenza, la banca perde da un minimo di 287 giorni (nelle Marche) a un massimo di 312 giorni (in Sardegna) solo per decidersi ad emettere un decreto ingiuntivo. Già quasi un anno passa insomma in questo modo. Poi, prima che il decreto ingiuntivo diventi un ordine al debitore di pagare, passa altro tempo. In totale si arriva in molte Regioni a sfiorare i due anni. Cioè il tempo massimo dato dalla Bce. E anche le virtuose, come la Liguria dove servono in media 510 giorni, non arrivano molto lontano dal limite Bce. Il problema è che il recupero del credito non finisce qui: una volta ottenuta l’ordinanza, la banca può aspettare anche altri due anni prima di incassare effettivamente i soldi dal debitore. Cioè prima che l’Inps o l’azienda in cui il debitore insolvente lavora vadano a pignorare il quinto dello stipendio o della pensione.

E numeri analoghi – sempre aggiornati a marzo 2018 – si trovano per le aste immobiliari. Tra il tempo che serve alla banca e quello che impiega il Tribunale a vendere un immobile in asta, passano da un minimo di 3,9 anni (in Valle d’Aosta) a un massimo di 8,5 anni (in Sicilia). Ma anche in questo caso, una volta venduto l’immobile in asta, per la banca non significa recuperare il credito: «Chiusa l’asta immobiliare il denaro incassato viene depositato presso un conto del Tribunale – spiega Paolo Sgritta, direttore generale di Sistemia -. A quel punto il delegato del giudice deve elaborare un piano di riparto per soddisfare i vari creditori. A volte passano anche anni perché questo avvenga». Dunque i tempi si dilatano ulteriormente. Come si allungano in Italia i tempi delle procedure fallimentari, ben oltre la media europea che è intorno ai 2 anni.

…non recupera
Ovvio dunque che il primo nodo da sciogliere è quello dei Tribunali lenti. «Su questo tema, però, è molto difficile migliorare la situazione – osserva Angelo Bonissoni, Managing Partner CBA -. Oggi il sistema è lento perché i Tribunali sono intasati, non perché la legge non funzioni. Lo dimostra il fatto che, a parità di legislazione, in Italia alcuni Tribunali sono molto più veloci di altri». Ma le banche, se da un lato sono costrette a “subire” l’inefficienza del Paese, dall’altro possono (devono) eliminare le proprie inefficienze. Per esempio lavorando in maniera più attiva i crediti in sofferenza sul fronte stragiudiziale. Cercando insomma accordi transattivi con i debitori.

Oppure velocizzando i momenti “morti” dei Tribunali. «Noi abbiamo un ufficio interamente dedicato ad esortare i delegati dei Tribunali a effettuare il riparto dopo le aste fallimentari più velocemente possibile – spiega Sgritta -. In questo modo i tempi vengono ridotti di molto». Un altro modo per velocizzare le procedure è quello di vivacizzare le aste immobiliari (molte banche hanno creato le Reoco proprio per questo): in questo modo si riduce il fenomeno delle aste deserte. I modi per aggirare il problema, insomma, ci sono. La speranza è che l’addendum della Bce non finisca per ridurre il credito all’economia reale ma – al contrario – produca in Italia un moto virtuoso che permetta a banche e Tribunali di superare le loro inefficienze. Non perché lo chiede la Bce. Ma perché sarebbe un bene per tutti.

Il Sole 24 ore
di Morya Longo 15 marzo 2018

MANOVRA, STOP AI MAXICONGUAGLI: BOLLETTE PRESCRITTE IN DUE ANNI

Manovra, stop ai maxiconguagli: bollette prescritte in due anni

 

Stop alle maxi bollette di energia che accumulano conguagli di molti mesi anche riferiti a periodi molto indietro nel tempo. La Commissione Bilancio della Camera ha dato il via libera all’emendamento. La norma prevede che i pagamenti delle bollette di acqua, luce e gas delle famiglie e dei professionisti si prescrivano entro due anni invece dei cinque attualmente previsti. Inoltre i rimborsi dei conguagli non dovuti dovranno avvenire entro tre mesi.

 

Fonte: Tgcom24

Delibera 23 novembre 2017 783/2017/R/com

Disposizioni in materia di revisione delle modalità implementative relative alla disciplina del recesso dai contratti di fornitura di energia elettrica e gas

Con la delibera 783/2017/R/com, l’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico approva disposizioni funzionali alla gestione del processo di recesso per cambio fornitore tramite il Sistema Informativo Integrato (SII), con riferimento sia al settore elettrico che al settore del gas naturale.

Il provvedimento, che segue il documento di consultazione 544/2017/R/com, s’inserisce nel procedimento vòlto a conferire al SII il ruolo di interfaccia informatica sia per la gestione del processo di recesso per cambio fornitore, sia per i relativi scambi informativi tra operatori. Con le modifiche della delibera 783/2017/R/com, il processo di recesso per cambio fornitore tramite il SII risulta efficientato, più trasparente nelle comunicazioni intra-operatori e con tempistiche certe di esecuzione, a tutela del cliente finale.

In particolare, la delibera 783/2017/R/com:

  • mantiene il venditore corrente nei casi in cui non vada a buon fine lo switching: il recesso per cambio fornitore sottoscritto dal cliente finale non risulterà più efficace qualora non si concretizzi lo switchingassociato. Ciò modifica la previgente regolazione, la quale prevedeva in questi casi, l’attivazione dei servizi di ultima istanza;
  • semplifica le modalità d’invio della comunicazione di recesso contestuali alla richiesta di switching: in presenza di un mandato a recedere da parte del cliente finale, infatti, l’invio della richiesta di switching costituisce anche esercizio del recesso per cambio fornitore. Tale soluzione permette un notevole efficientamento delle operazioni dei soggetti interessati dal punto di vista funzionale – abolendo gli obblighi di comunicazione dai venditori entranti ai venditori uscenti e da questi ultimi al SII – senza aggravio di costi per l’adeguamento dei sistemi informativi – il flusso utilizzato per il recesso sarà il medesimo della richiesta di switching, così come già in uso nel settore elettrico e di prossima implementazione nel settore del gas naturale;
  • amplia l’ambito delle disposizioni della delibera 302/2016/R/com: le modalità di esercizio del recesso per cambio fornitore vengono estese a tutti i clienti finali (non più, quindi, solo a quelli di piccola dimensione).

Anche tale intervento persegue il fine di uniformare ed efficientare i processi precedentemente diversi, non solo per commodity ma anche per tipologia di cliente finale.

Il provvedimento conseguentemente modifica sia l’Allegato A della delibera 302/2016/R/com sia l’Allegato B della delibera 487/2015/R/eel.

Le disposizioni in tema di recesso per cambio fornitore della delibera 783/2017/R/com saranno efficaci:

  • per il settore elettrico, a partire dal 15 febbraio 2018;
  • per il settore del gas naturale, contestualmente alla data individuata nel provvedimento di riforma delloswitching che sarà adottato in esito al documento di consultazione 544/17/R/com.

Allegato 1

Allegato 2

Fonte: Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico

Basilea4, accordo raggiunto Ratifica attesa entro dicembre

I lavori per Basilea 4 sono sostanzialmente conclusi. L’annuncio, dopo che si lavora da lungo tempo alla revisione di Basilea 3 e dopo un anno di stop and go dovuto al cambio dell’amministrazione Usa, è arrivato la scorsa settimana dalla Banca d’Italia. Lo ha rivelato il responsabile della vigilanza, Carmelo Barbagallo, nell’ambito di un intervento sulla regolazione bancaria internazionale. La Banca d’Italia, assieme a una trentina di autorità di vigilanza di altrettanti paesi, fa parte del Comitato di Basilea, che si occupa in estrema sintesi di definire i requisiti patrimoniali e di liquidità al fine di garantire la stabilità delle banche. L’accordo sul testo finale è stato raggiunto il mese scorso; la bozza, sulla quale è mantenuto uno stretto riserbo, è stata consegnata ai componenti del comitato per una presa di visione finale e andrà all’approvazione definitiva nella riunione in calendario a dicembre. Dovrebbe essere prevista anche la ratifica da parte del governatori delle banche centrali (Ghos).

Le banche attendono da tempo chiarezza sui tempi di entrata in vigore delle nuove regole, perchè l’impatto che queste sono destinate ad avere sugli intermediari, visto che introducono una stretta sui requisiti patrimoniali, sarà importante in termini di dotazione di capitale aggiuntivo che dovrebbero richiedere. Da circa un anno buona parte dei temi sotto revisione, in termini di implementazione rispetto all’accordo su Basilea3 varato dopo il default Lehman del 2008, erano stati definiti. L’aspetto cruciale sul quale mancava l’accordo, soprattutto per la resistenza delle banche nordeuropee, francesi e tedesche, era il cosiddetto output floor, un meccanismo destinato a cambiare le modalità di calcolo degli accantonamenti che un istituto di credito deve fare rispetto ai rischi che assume con investimenti e impieghi. L’impatto più significativo lo avranno proprio le banche nordeuropee, svedesi, olandesi, irlandesi, ma anche quelle francesi e tedesche, poichè adottano i modelli interni per calcolare i rischi e i corrispondenti assorbimenti patrimoniali. Questi modelli sinora hanno determinato una asimmetria, perchè risultano meno severi rispetto ai modelli standard, utilizzati dalle banche Usa e in buona parte da quelle italiane. La soglia dell’output floor, in base all’accordo raggiunto il mese scorso, sarebbe pari a 72,5%: questo significa che l’esito del calcolo dell’assorbimento patrimoniale eseguito con il modello interno non deve comunque essere inferiore al 72,5% del numero che risulterebbe utlizzando i modelli standard. Tradotto in parole povere: le banche nordeuropee alla fine potrebbero risultare un po’ meno competitive rispetto a quelle italiane, perchè costrette ad accantonare di più.

C’è poco da esultare, in ogni caso, perchè la stretta a tutto sui requisiti patrimoniali determinerà un conto salato per gli istituti di credito europei. Un recente report di McKinsey, pubblicato lo scorso aprile, sul possibile impatto di Basilea 4 su una platea di 130 banche europee ha calcolato in 120 miliardi il capitale addizionale che potrebbe richiedere (leggi nuovi aumenti di capitale) e una contrazione del return on equity del settore pari allo 0,6 per cento. Secondo lo studio, l’impatto complessivo della revisione potrebbe comportare una discesa del Cet1 (il ratio principale che misura la solidità di una banca) medio europeo dal 13,4 al 9,5%, del quale la componente maggiore è determinata dall’introduzione dell’output floor, che pesa per l’1,3% medio. È importante, però, ricordare che dovrebbe comunque essere stato confermato l’approccio di una introduzione graduale e progressiva dei nuovi requisiti in un arco temporale tra il 2021 il 2027.

Nel suo intervento Barbagallo ha rassicurato sul fatto che l’esito della revisione di Basilea3 «grazie anche alle posizioni portate avanti dalla Banca d’Italia, risulterà in linea con le indicazioni dei governatori e dei capi della vigilanza (Ghos), che aveva chiesto di rivedere le metodologie senza aumentare significativamente i requisiti di capitale complessivi». È sul peso specifico di ciò che è considerato «significativo» che si capirà se il sistema bancario la vede come la vigilanza. Negli ultimi tempi, aveva spiegato Barbagallo, «l’attività del comitato di Basilea si è concentrata sulla semplificazione dei metodi per il calcolo dei requisiti prudenziali e sulla riduzione della variabilità degli attivi ponderati per il rischio (gli Rwa, che rilevano ai fini dell’introduzione dell’output floor, ndr), nella misura in cui non sia giustificata da effettive differenze nella rischiosità delle esposizioni, come auspicato dalla stessa industria». I lavori, ha aggiunto, «sono ormai sostanzialmente conclusi. L’elemento più controverso del negoziato ha riguardato la calibrazione del cosiddetto aggregate output floor».

di Laura Serafini
Fonte: Il Sole 24 ORE del 02 novembre 2017